L’importanza della motivazione psicologica durante un’emergenza sanitaria per gli atleti agonisti

da | 27 Nov,20 | CONSIGLI DELL'ESPERTO

La motivazione, in psicologia, viene definita per come concorre a determinare il comportamento di un individuo o anche di una collettività: modalità primarie, quelle tese al soddisfacimento di bisogni naturali e istintivi; modalità secondarie, che soddisfano bisogni di carattere sociale e culturale. Tale fattore, che possiamo inserire nell’assetto psicologico, è utile nello sport, anzi oserei dire ESSENZIALE, poiché se di scarsa presenza non produce effetti positivi; infatti è importante per raggiungere gli obiettivi prefissati per una competizione, un allenamento, ma anche semplicemente per riuscire a praticare uno sport con costanza.

In tale situazione di sconforto, causato dall’impossibilità di allenarsi e partecipare alle gare, è importante che la motivazione non venga a mancare, pertanto può essere mantenuta e stimolata da parte delle insegnanti tramite interazioni, parole di conforto e metodi alternativi di proseguimento delle attività sportive che quotidianamente le atlete svolgevano.

Bisogna quindi cercare di ricreare la quotidianità nelle atlete, soprattutto per le bambine più piccole, per evitare di incorrere in sconforto e delusione legata all’inattività; facendo in modo di infondere un’ambiente sportivo dinamico e quasi virtuale nel quale esse possono ritrovare una zona di comfort che avevano prima in palestra. Insegnare deve equivalere a motivare, è l’elemento essenziale per creare una situazione di stabilità psicologica nell’atleta agonista; senza ciò non si potranno stabilire obiettivi raggiungibili con mente salda e concentrata dell’atleta stesso, ma anzi quest’ultimo tenderà ad avere problemi oltre che di insicurezza, anche di autostima calante e mancanza di stimoli.

sport e lockdown
sport e lockdown

Conseguenze psicologiche

Conseguenze psicologiche nelle quali un atleta agonista può incorrere sono da una parte legate agli aspetti personologici quali: chiusura interiore, negazione delle proprie capacità, stasi dell’identità, crolli emotivi fino ad arrivare ad episodi depressivi minori. Dall’altro lato possono essere legate ad aspetti più relazionali, quali mancanza di voglia nel condividere idee, pensieri ed emozioni con i pari e i familiari.

Tali effetti possono essere evitati utilizzando strategie atte all’attivazione motivazionale, sia da parte dei genitori, sia dei propri insegnanti e, inoltre  anche tramite la presenza che può essere tramite social media, messaggi o chiamate telefoniche oppure film ricollegati ai temi sportivi che possono generare ricordi positivi dell’atleta, ma che hanno anche funzione motivante.

Soluzioni

In un famoso modello psicologico (Murray, McClelland e Atkinson), si individuano 2 aspetti fondamentali riguardo la motivazione, ciascuno specificato in 3 punti:

  1. La motivazione alla riuscita:
  • la forza dell’orientamento individuale al successo;
  • la probabilità percepita di avere successo;
  • il valore incentivante del successo.
  1. La motivazione ad evitare l’insuccesso:
  • la forza dell’orientamento individuale a evitare o ritardare l’entrata in compiti di riuscita;
  • la probabilità percepita d’insuccesso;
  • il significato attribuito all’insuccesso.

Per cui siamo motivati a praticare uno sport se pensiamo che con l’esercizio i benefici diventeranno per noi utili e importanti, se crediamo fortemente che la riuscita nel raggiungere gli obiettivi prefissati dipenda da noi e non da fattori esterni che non possiamo controllare e se i benefici che ci siamo proposti di ottenere risultano essere ai nostri occhi particolarmente importanti e degni del nostro impegno e del nostro tempo, quindi se i benefici sono superiori ai costi.
Siamo invece demotivati quando abbiamo timore di impegnarci in un compito che può sviluppare effetti positivi così come un fallimento, pensiamo che la probabilità di fallire nel compito prefisso sia alta e viviamo in maniera spiacevole l’insuccesso, sopportandone a fatica le conseguenze emotive. In assenza di motivazioni è difficile che i soggetti si avvicinino all’attività sportiva o mantengano il loro impegno costante nello sport.

Tipologie di motivazione

La motivazione può essere suddivisa in diverse tipologie:

motivazione e sport
motivazione e sport
  • intrinseca quando la spinta ad agire deriva da stimoli interni, dal piacere, dal divertimento personale, dalla voglia di mettersi in gioco, di migliorare, e così via. Le attività motivate intrinsecamente sono autonome e autodeterminate, ed ogni intervento esterno che riduca tale percezione di autonomia, incide negativamente.
  • diviene estrinseca quando si è spinti da incentivi esterni, premi, remunerazioni, dalla possibilità di ricevere lodi e elogi.

Gli allenatori: cosa rappresentano per l’atleta

Sul piano socio-affettivo e relazionale, la figura dell’allenatore assume il ruolo di guida capace di ascoltare, dare consigli valorizzando e apprezzando l’adolescente, convogliando le sue energie, la sua esuberanza e il suo desiderio di cambiare verso obiettivi sportivi nuovi oltre che appaganti. Perciò in questo momento estremamente delicato e anche difficile da comprendere per un bambino, ma anche per un adolescente, è necessario spiegare la situazione in maniera comprensibile e non drastica, rassicurandolo e soprattutto non mostrando la propria preoccupazione poiché la percentuale di ansia propria di un adulto, nei bambini aumenta di quasi il doppio, infatti essi vivono la preoccupazione in modo più drastico rispetto agli adulti. Tutto ciò deve essere fatto anche dall’allenatore che deve oltre che stimolare i propri allievi, anche trasmettergli tranquillità e rendergli la situazione quasi come qualcosa di normale e passeggero, risolvibile in poco tempo, infatti è importante proprio quest’ultimo fatto delle tempistiche che non devono essere percepite dall’atleta come lunghe e difficoltose, ma brevi.

Sul piano socio-affettivo e relazionale, la figura dell’allenatore assume il ruolo di guida capace di ascoltare, dare consigli valorizzando e apprezzando l’adolescente, convogliando le sue energie, la sua esuberanza e il suo desiderio di cambiare verso obiettivi sportivi nuovi oltre che appaganti.

I momenti brutti passano, proprio come quelli belli, l’importante è non mollare, avendo fiducia e pazienza, perché con il lavoro i risultati prima o poi arrivano”

(Michele Fontana, pluricampione italiano in pista e nel cross)

Noemi De Piccoli
Noemi De Piccoli

Noemi De Piccoli, 23anni, provincia di Milano. Laureata in scienze e tecniche psicologiche e, con laurea magistrale, in psicologia clinica all’ospedale Vita e Salute San Raffaele di Milano. Psicologa in formazione. Allenatrice e tecnica regionale presso la società Gymnasium97 di una squadra agonistica.

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Siamo un'associazione sportiva nata 20 anni fa e da allora aiutiamo le nostre atlete di ginnastica ritmica a crescere , nel rispetto del proprio carattere e in un ambiente ricco di stimoli e di sorrisi.